lunedì 29 febbraio 2016

pensierino del giorno-28/02/2016

per fomentare odio gratuito, ecco di seguito alcuni dei mali dei giorni nostri:
- i risvoltini
- l'inquinamento
- instagram
- la cina
- cristiano ronaldo
- berlusconi
- chi ha votato berlusconi
- chi non odia chi ha votato berlusconi
- i taxisti
- il nodo grosso della cravatta
- le mode
- i social
- le mode sui social
- l'esterofilia dilagante
- la disonestà
- la disonestà intellettuale
- la guerra tra poveri
- l'apparenza
- non sapersi tagliare bene le unghie
- voi
- noi
- tutti

venerdì 26 febbraio 2016

pensierino del giorno-27/02/2016

ieri era il giorno destinato alla memoria di un evento che mi ha profondamente segnato.
come spesso accade, mentre scrivevo non ero in grado di dipanare compiutamente il filo di emozioni che tenevo attorcigliato dentro di me.
dopo aver premuto il tasto 'pubblica', e averci adeguatamente rimuginato sopra, si comprende quale sia la giusta chiosa, il corollario, la spiegazione definitiva dell'ambivalenza all'interno di una gioia così smisurata. com'è possibile che una serata del genere abbia, allo stesso tempo, concesso e sottratto così tanto, cos'ha preteso in cambio di quell'affastellarsi di sentimenti?
il problema risiede proprio nella sua grandezza, nei superlativi che alle volte mancano.
bilbao è stato tutto, e dopo il tutto non resta che il niente.

pensierino del giorno-26/02/2016

nel mese di febbraio dello scorso anno scrissi solo cinque pensierini. decisamente pochi, ma del resto era un periodo di crisi creativa e totale abbandono del blog, per cui avevo proprio perso l'abitudine di riversare le mie elucubrazioni su queste pagine.
sicuramente non una grande perdita per la letteratura mondiale, però mi spiace non rintracciare neanche un piccolo ricordo di quello che accadde precisamente un anno fa.
dovendo essere pistini, bisognerebbe rilevare che non iniziò il ventisei febbraio duemilaquindici, bensì il giorno prima, quando partimmo in macchina alla volta di bilbao.
milleduecento chilometri con tappa e pernottamento a tolosa, ove avemmo la brillante idea di non fare cena e bere soltanto come draghi perchè, si sa, la birra sazia.
a bilbao c'era una tipica giornata da inverno basco: temperatura non particolarmente rigida, cielo grigio e pioggia leggera ma continua. si arrivava dal due a due dell'andata, un risultato che condannava a vincere o a pareggiare facendo almeno tre gol, che significava giocare in ogni caso una partita all'attacco, quindi una cosa quasi impossibile per chi ha tifato toro tutta la vita, sappiamo benissimo che quelle sono le partite che falliremo come dei gonzi, non a caso abbiamo già regalato praticamente l'intero secondo tempo all'andata.
però chissenefrega.
chissenefrega del risultato, intendo.
il lemme avvicinamento alla città straniera, chilometro dopo chilometro, a ritmo di musica e bottiglie di birra, per una partita a eliminazione diretta, è una sensazione di per sé impagabile; il passaggio delle frontiere scandisce le tappe di un percorso che conduce verso un nirvana di gala che c'eravamo perfino dimenticati di sognare. quando dall'autostrada sbuca il profilo della città basca, porta con sé la consapevolezza di essere finalmente giunti a esplorare qualcosa d'ignoto, novanta minuti col cuore in gola a fare calcoli sui gol fatti e subiti, sapendo che ogni azione può essere quella da cui dipenderà il nostro destino.
che sia una trasferta anomala lo si può intuire fin dalle vie che portano allo stadio, dove i tifosi delle due squadre bevono e chiacchierano amabilmente insieme, senza che vi sia la minima traccia di ostilità nell'aria. non è che sia bello o brutto, è semplicemente strano. sembra una visita, manca qualcosa della trasferta che avevamo conosciuto da ragazzini, manca il brivido della tensione, quella paura latente del ritrovarsi in mezzo agli avversari. qua no, qua si inizia a trincare l'amaro portato da casa fin da metà pomeriggio, nonostante la partita sia alle nove di sera.
a colpi di baretti, si arriva sulla via che porta allo stadio. s'intravede lo stemma dell'athletic tra le file ordinate di case, che spunta luminoso nella notte scura.
raccontare la partita non avrebbe senso, basti sapere che neppure nel più spinto dei miei sogni erotici avrei potuto tratteggiare una vicenda simile e così goduriosa. è la sublimazione della sessualità, il distacco dell'uomo dalla donna: c'è qualcosa che va oltre il piacere carnale eppure riesce a soddisfare ancora di più, pervade le membra e ogni capillare, sposta fuori dal tempo e dallo spazio e ricolloca chi lo prova in una dimensione invisibile agli altri, ma percepibile da chi l'ha vissuta almeno una volta in vita sua.
nonostante le difficoltà di concentrazione dovute all'alcool ingurgitato prima della partita, ho cercato di catturare ogni momento possibile nella mia memoria, in modo da poterlo rivivere con calma una volta tornato in italia. tra le tante istantanee, più o meno determinanti, c'è quella del gol definitivo tre a due per noi: dopo una prolungata azione sulla sinistra, el kaddouri trova lo spazio per un cross di sinistro che sembra leggermente lungo e arretrato. vittime dell'emozione, gli spettatori tengono lo sguardo incollato sulla palla, ed è solo con la coda dell'occhio che riescono a scorgere il perfetto inserimento di darmian sul secondo palo.
apre il piattone.
la palla rimbalza davanti al portiere, proteso in un vano tuffo.
la traiettoria non mente.
non saprei dire, anche a un anno di distanza, se quello sia l'urlo che avevo cacciato in gola da sempre, spinto ancora più in profondità da quella tragica notte di firenze, davvero non sono in grado di stabilirlo con sufficiente certezza. quello di cui però sono sicuro è che ho sentito il petto espandersi e sono piombato in uno stato di comatosa e trasognante felicità che mi è rimasto appiccicato per tutta la serata e per i giorni successivi, fino al ritorno a torino. un'euforia che non vuol saperne di staccarsi dalla pelle, di cui si riesce a respirare l'odore e persino a intravedere la forma.
è stato tutto dannatamente perfetto.
secondo me è stato in quel momento che siamo stati eliminati. purtroppo, la giusta gioia è stata trasmessa dai tifosi ai giocatori, ed è arrivata loro anche la sensazione nemica di ogni sportivo, quella della pancia piena.
dicono che chi si accontenta gode, così così.
si vede che è stato quello l'errore, ma davvero non riesco a rimproverarmelo, né a rimproverarlo ad altri. ho provato una sensazione che temevo fosse riservata ad altri. forse è lì che dentro di me qualcosa s'è incrinato, anche se non son riuscito a capirlo prima che fossero trascorsi diversi mesi.
non so se abbia proprio smesso di tifare per il toro, ma bilbao ha davvero cambiato qualcosa, regalandomi la notte più bella della mia vita e prendendosi in cambio la fine di una passione.

giovedì 25 febbraio 2016

mercoledì 24 febbraio 2016

pensierino del giorno-24/02/2016

l'arte contemporanea è la più grande truffa del ventesimo secolo.
sono piuttosto sicuro di aver già lanciato i miei strali contro l'elevazione a potenza degli escrementi, ma seduto sul cesso ne ho avuto l'ennesima riprova.
se un domani, dalle recondite pagine di questo blog, lanciassi un progetto fotografico teso a immortalare le diverse forme che può assumere la cacca, verrei bollato come un cretino e sarei deriso a vita perfino dal mio orsetto di peluche.
lo stesso progetto, invece, lanciato da uno con fama di artista e magari proposto a qualche moderno mecenate (sic transit gloria mundi), potrebbe essere pagato a peso d'oro, esposto nelle più prestigiose gallerie del mondo e regalare all'autore imperitura fama di genio, ornamento e splendor del secol nostro.
andate a cagare.

pensierino del giorno-23/02/2016

a nessuno verrebbe in mente di scrivere "niente di nuovo sotto il sole" all'interno di un articolo accademico. troppo banale, troppo scontato. si rischia davvero la figura da peracottaro.
sgombrate la mente.
riformulate.
nihil sub sole novi.
vuol dire esattamente lo stesso, ma la frase è espressa in latino; ecco che d'improvviso una banalità, una grillinata, diventa una colta citazione che assurge quasi ad ornamento del testo, per il semplice motivo che è stata scritta in una lingua straniera, nello specifico il latino. fosse stata in slovacco, magari non avrebbe sortito lo stesso effetto.
siamo un popolo bipolare, tanto conservatore e sedicente attaccato alle tradizioni, quanto esterofilo e per certi versi con un perenne complesso d'inferiorità nei confronti da tutto ciò che arriva da oltre i nostri confini.
mi domando, in questo preciso caso, cosa possa essere alla base del meccanismo che scatta nella testa della gente. l'unica soluzione che mi viene in mente, a parte a punto il complesso d'inferiorità, è che la differenza dell'idioma in cui viene resa l'espressione, o la parola, implichi un passaggio in più, cioè quello della traduzione, e questo inneschi a sua volta una sorta di gusto della scoperta sia in chi lo esprime che in chi lo riceve, per cui scatta il gusto del riconoscimento e dell'identificazione per via del comune terreno.
in alternativa, possiamo benissimo esser solo degli sfigati.

martedì 23 febbraio 2016

pensierino del giorno-22/02/2016

da piccolo, non avevo capito perchè si dicesse che grasso è bello.
pian pianino, crescendo, cominciavo a stupirmi di come anche i maschi in forma non proprio smagliante riuscissero comunque ad accoppiarsi e, talvolta, a riprodursi. secondo il sistema di valori che mi era stato trasmesso, essere in sovrappeso equivaleva a un peccato mortale.
somma meraviglie mi pervase, allorché compresi che vedevo il mondo al contrario: l'uomo piace con carne addosso e non scheletrico, deve essere massiccio.
non avevo davvero capito niente.
per fortuna che poi ho intrapreso la strada dell'alcoolismo e del mangiare senza moderazione per rimettermi in carreggiata.

pensierino del giorno-21/02/2016

la questione non riguarda più la democrazia in quanto tale, e cioè il dibattito se questa sia la miglior forma di governo possibile, o quanto meno il minore dei mali, bensì il fatto che ormai sia totalmente superata, o meglio, inadeguata.
non è riuscita a stare al passo coi tempi ed è ridotta a un simulacro, a una sorta di specchietto per le allodole. del resto, bisogna pur dare l'impressione che le persone abbiano ancora una qualche possibilità d'influenza su scelte che riguarderanno anche loro, in più fa comodo qualcuno che sbrighi la bassa manovalanza.
il potere, però, risiede altrove e non è in alcun modo esercitato dal popolo.
magari le tesi complottiste più spinte le risparmio per un altro giorno.

domenica 21 febbraio 2016

pensierino del giorno-20/02/2016

per anni, la fiera della domanda banale e palesemente priva di interesse era rappresentata dal "la scuola?"
anni dopo, possiamo finalmente affermare di non essere cresciuti, perchè mentre la domanda è mutata "il lavoro?"), la nostra risposta è sempre la stessa: "eh boh una merda, ma si tira avanti" e poi si ride.
che cazzo c'avremo da ridere.

venerdì 19 febbraio 2016

pensierino del giorno-19/02/2016

rileggere il proprio blog è come sfogliare un album di fotografie, permette di riapprezzare istantanee della nostra mente anche dopo un certo periodo di tempo.
mi è capitato di sorridere rileggendo i primi puerili pensierini, talvolta sono rimasto stupito nel trovarne alcuni pregevoli dei quali mi ero completamente scordato, ma la cosa che più mi piace è vedere come avevo vissuto certi eventi e quale fosse la mia weltanschauung.
per esempio, giusto un anno fa mi ritrovavo a concepire questo pensierino e ricordo perfettamente in quale punto del piazzale di fronte allo stadio mi trovassi, potrei rappresentare con estrema fedeltà la sensazione di ebbrezza dovuta, per assurdo, a un originario sconforto, c'è davvero poco che mi sia sfuggito. 
una serata che si è avvinghiata alla mia pelle con una forza più stringente dell'odore del fumo, piantando i suoi artigli nella mia memoria cutanea. 
è piacevole rievocare tutto questo, così come è piacevole constatare che potrò rievocarlo in ogni tempo e in ogni luogo (non lago), perchè è diventato parte di me. 

pensierino del giorno-18/02/2016

saper scegliere è una rarissima qualità.
quale tipo di pasta?
che sugo?
quali gusti del gelato?
quale posto è migliore?
dove andare fuori a cena?
in quale spiaggia fare il bagno?
dove trovarsi per bere un bicchiere?
dove trovarsi per bere il liquido contenuto in un bicchiere, senza tentare di ingerire il contenitore?
di che colore scegliere i tovaglioli?
quale strada fare?
il vero dono è non delegare mai, ma fare le scelte in prima persona, che significa accettare di dover rinunciare alle opzioni che si scartano.

giovedì 18 febbraio 2016

pensierino del giorno-17/02/2016

sono le scadenze che ci fregano nella vita.
fatichiamo ad associare loro l'idea della morte e della relativa non reversibilità degli effetti, perchè abbiamo sempre una seconda possibilità, o perlomeno ci rendiamo conto di essere vivi e di avere dunque la possibilità, o quanto meno la speranza, di porre rimedio.
mentre la vita prosegue.
ci alziamo al mattino, mangiamo, cachiamo, proviamo ad accoppiarci con scarso successo, ci accoppiamo con noi stessi e andiamo a dormire soddisfatti o perlomeno anestetizzati.

mercoledì 17 febbraio 2016

pensierino del giorno-16/02/2016

tra i vari problemi che attanagliano la mia esistenza, non si può certo omettere la cronica incapacità di dosare il brodo. non ne sono in grado, inutile girarci intorno.
ne metto troppo o troppo poco.
non parliamo poi del rapporto brodo/pasta: sembra che il mio cervello si rifiuti di accettare il fatto che la pasta, cuocendo, assorba parte del liquido nel quale è immersa, per cui quest'ultimo dovrà essere versato sin dall'inizio in quantità leggermente superiore a quella che si vuole avere come risultato finale.
il nocciolo della questione è trovare un'unità di misura affidabile e uniforme, alla stregua del sistema metrico decimale che tanto bene funziona per la pesatura della pasta, sacro rito che viene tramandato di generazione in generazione di affamati e contrari alla dieta che usano la bilancia solo per accertarsi che non manchi mai il cibo sul desco.
quale, dunque, il metodo più efficace? affidarsi all'occhio? giammai! portarsi sempre dietro il proprio mestolo personale, a scanso di equivoci? già più ragionevole. invocare i sette dei e attendere il loro intervento? decisamente auspicabile.
come sempre, aveva ragione mafalda quando si scagliava contro la minestra.

pensierino del giorno-15/02/2016

stufi anche voi di dover spendere un sacco di soldi per mangiare in piedi, riempiendovi piattini microscopici da un buffet infestato dai germi di altre novettordicimila persone, solo per accontentare una persona di vostra conoscenza che non vedevate da "troppo tempo" oppure, più prosaicamente, per farvela/o sganciare/ammollare?
nessun problema!
d'ora in avanti, grazie alla mia nuova creazione, tutto questo non sarà più necessario!
aperiskype è stato concepito per chi, sì, ha piacere di interagire col prossimo, ma preferirebbe farlo in pigiama e ciabatte da camera sua, non ritenendo il contatto fisico una componente essenziale delle relazioni sociali.
sarà sufficiente mostrarsi sorridenti con qualcosa da bere in mano, che di sicuro avrete pagato molto di meno che al bar, per poter trascorrere un paio di piacevoli ore in compagnia del vecchio compagno del liceo, dell'amico che è tornato dalla groenlandia, della ragazza del piano di sotto che proprio non ne vuol sapere di concedersi, dell'amica che è appena stata lasciata, del cugino che speravate fosse finito in un pilone della salerno reggio o del professore che vuole sentirsi giovane sebbene il progressivo e inarrestabile incanutirsi della sua chioma.
non attendere oltre, amico pelandrone!
unisciti anche tu alla community di aperiskype!
d'ora in avanti dimenticherai il significato del due di picche, il freddo invernale, la calura estiva, il tepore primaverile e persino la frescura autunnale!
distruggi il commercio al dettaglio insieme ad aperiskype!

lunedì 15 febbraio 2016

pensierino del giorno-14/02/2016

quando il correttore del cellulare, dopo la parola famiglia, mette in automatico "tradizionale", significa che i tuoi discorsi stan diventando monotematici.

pensierino del giorno-13/02/2016

molte delle nozioni che noi diamo quasi per scontate sono in realtà giunte alla nostra conoscenza soltanto dopo secoli e secoli di scoperte e studi scientifici.
avendo sempre invidiato la vita dell'uomo primitivo, che durante la giornata doveva solo soddisfare tre bisogni fondamentali e cioè mangiare, dormire e riprodursi, mi ero posto il problema di come potessero evitare le gravidanze indesiderate. fa abbastanza ridere l'idea, anzi con ogni probabilità è un concetto che si è affermato soltanto nel ventesimo secolo, ma il problema di fondo resta: questi qua facevano figli ogni volta che ciulavano?
stando alla cronologia scientifica, parrebbe di sì: sebbene già alcuni filosofi dell'antica grecia l'avessero intuito, la fecondazione come la conosciamo noi è stata teorizzata soltanto nella prima metà del diciannovesimo secolo. suppongo che, al netto di alcuni tecnicismi, fosse già chiaro da tempo come facessero le donne a rimanere incinta, e possiamo persino, con un discreto grado di fiducia nei nostri avi, supporre che già ad atene e sparta si praticasse il salto della quaglia; ciò lascia comunque scoperti migliaia di anni, basti pensare alle civiltà mesopotamiche e all'antico egitto.
c'erano arrivati pure loro?
o hanno vissuto un'evoluzione demografica senza precedenti?

pensierino del giorno-12/02/2016

verso la fine delle scuole elementari, nella nostra classe spopolavano due grandissime hit che rappresentano al meglio la potenza artistica e iconoclasta degli anni '90. la prima, su un motivetto probabilmente inventato, recitava così:

quant'è buono
quant'è bello
lo scaracchio del cammello
così giallo e appiccicoso
è anche un po' filamentoso
com'è buono e genuino
me lo spalmo sul panino

la seconda invece, come si può intuire già dalle parole del testo, è la cover di una celebre e fortunata canzone italiana degli anni '60:

fatti mandare dalla mafia
a prender la droga
eroina cocaina
tutta roba genuina
alla mattina lo spinello
che affloscia l'uccello
alla sera la puntura per la morte sicura

eravamo artisti.

domenica 14 febbraio 2016

pensierino del giorno-11/02/2016

talvolta sono preda di deliri mistici, quasi ossessionato dall'imminenza della fine del mondo durante la nostra generazione.
suona ridicolo pensarlo, ma se quest'inverno eccezionalmente mite fosse ricordato come il preludio del tanto paventato cambiamento climatico, con tutte le nefaste conseguenze che ognuno può liberamente immaginare?
dato che ormai sono piuttosto convinto che l'umanità sia destinata a una tragica fine, la mia unica reale speranza è quella di passare a miglior vita prima di dover testimoniare l'apocalisse.

giovedì 11 febbraio 2016

pensierino del giorno-10/02/2016

è il momento di richiamare alla coerenza l'italia intera!
siamo o non siamo un paese fieramente cattolico?
siamo o non siamo pedine nelle mani del signore?
e allora così sia, fino in fondo!
dico no alla giustizia degli uomini e sì alla giustizia divina!
torniamo all'ordalia, ma soprattutto, torniamo al duello!
chi viene accusato di un crimine, potrà essere giudicato innocente se il proprio campione prevarrà nel duello.
sia fatto il volere divino.

mercoledì 10 febbraio 2016

pensierino del giorno-09/02/2016

non sarebbe decisamente più secsi se, al posto del cuoricino, mandassimo un cervello come emoticon?

martedì 9 febbraio 2016

pensierino del giorno-08/02/2016

dicono che il cervello sia un organo.
cazzate.
per me è un muscolo.
magari in parte involontario, come il cuore, tanto che quando diciamo di non pensare a niente vediamo comunque attraverso i nostri occhi.
è un muscolo perchè va allenato con costanza e tenacia, ed è pronto a rinsecchirsi quando è lasciato a se stesso, senza che delle stimolazioni dall'esterno lo portino a contrarsi.


pensierino del giorno-07/02/2016

la grande fregatura della scrittura, rispetto all'arte interamente figurativa, è che i segni grafici sono soltanto le lettere, e chi compone non può sbizzarrirsi.
va tutto esplicitato, codificato grazie al sapiente utilizzo dell'alfabeto. è difficile che una rappresentazione abbia vari livelli di lettura, e soprattutto manca la possibilità di percepire il completo dell'immagine. questo, tuttavia, libera la fantasia di chi ne fruisce, perché se davanti a un'opera d'arte non v'è niente da riempire, le parole invece tratteggiano appena i contorni, sfumati, di una tela interamente bianca.

pensierino del giorno-06/02/2016

prima o poi doveva accadere.
è inevitabile, quando qualcosa è troppo bello e giusto, gli altri finiscono per impossessarsene e svalorizzare il suo alto significato e contenuto morale.
finchè è durato, è piaciuto a tutti dire "come se non ci fosse un domani". ora è più abusata e stuprata di obiettivamente e "però boh alla fine ci sta".

venerdì 5 febbraio 2016

pensierino del giorno-05/02/2016

non sono complottista, però li comprendo.
dubito che esiste un qualche complotto mondiale da parte di non meglio identificati poteri forti con un precipuo fine. credo invece alle strette connessioni tra una ristretta élite e la politica.
lo so, sembra la scoperta dell'acqua calda.
questi pochi dicono ai politici: lasciateci il nostro profitto (e la nostra fetta di potere), voi ne avrete un sicuro tornaconto.
si pensi alla questione inquinamento: benché a parole tutti siano contrari, esiste una larga fetta di opinione pubblica che è a favore, o perlomeno non è davvero contraria e decisa a combatterlo. i loro argomento sono squisitamente economici, ovviamente non ci sono altre motivazioni dietro.
in sostanza, si colpevolizzano sempre le automobili private, che di certo contribuiscono in buona parte, ma nessuno si preoccupa mai delle industrie. quando si organizzano forum o altri eventi per discutere del cambiamento climatico, ecco sgorgare un mare di buone parole e forti propositi, che vengono puntualmente disattesi. giusto un paio di giorni fa, il parlamento europeo ha innalzato i limiti delle emissioni delle automobili.
così, tanto per.
visto che la situazione è buona, prendiamocela comoda.
ringraziano coloro che inquinano e quelli che sperano di raccattare qualche briciola.
ben misera è la stirpe umana.

giovedì 4 febbraio 2016

pensierino del giorno-04/02/2016

dopo averci provato qualche anno fa, ripropongo gli haiku, sebbene nessuno me ne abbia mai fatto esplicita richiesta né il medico me lo abbia ordinato.

non farmi male
dolce amico cinghiale
tu sei già ragù

osservo strade
cerco la loro fine
senza telepass

cerchi una casa
trovi una bella offerta
ma non sei donna!

tu fazzoletto
coi nasi gocciolanti
vali più d'un re

foglia su foglia
trascorrerà l'autunno
e tu che farai?




mercoledì 3 febbraio 2016

pensierino del giorno-03/02/2016

finalmente.
solo il rumore strascicato dei passi per il corridoio.
ciao, parete. è da un po' di tempo che non facciamo due chiacchiere, con tutti questi umani di mezzo. come stai? ti trovo bene, molto pallida.
oh, tavolo! qual buon vento? perdonami se non passo spesso a trovarti, son sempre di fretta e non ho mai il tempo per fermarmi a sentire le tue barzellette. certamente, appoggio volentieri le mie mutande sporche su di te.
grandissima sedia! la mia trottola del centrocampo! stai tranquilla, continui a essere il mio appendi-tutto di fiducia, con chi potrei mai sostituirti? certamente, non c'è problema. eccoti spostata in mezzo al corridoio, possibilmente dove intralci il passaggio delle persone, ma tanto ci son solo io, quindi chissenefrega.
amico pavimento, che piacere! ah, come sopporti in silenzio tu, nessuno mai! ultimo baluardo! roccia! immagino non ti spiaccia se lascio calzini e pantaloni, rigorosamente gli uni dentro gli altri, sopra il tuo ligneo corpo.
eccomi porta, sono da te! qua la maniglia! quante certezze che sai darmi, sei l'unica insieme alla parete che comprende a fondo il prezioso valore della solitudine e per questo voglio omaggiarti della mia maglietta. la appendo qui, in modo da poterla ritrovare al mio ritorno.
sì, doccia, sono nudo, e no, non chiuderò la porta del bagno. stai tranquilla, non spruzzerò perchè non avrei voglia di asciugare, però sappi che questa volta non canterò. o forse sì. non so. da un lato vorrei celebrare musicalmente la ritrovata privacy, dall'altro temo che emettendo dei rumori troppo forti questa s'infranga e svanisca, come orfeo quando non resiste e si volta per guardare euridice.

martedì 2 febbraio 2016

pensierino del giorno-02/02/2016

ieri ho deciso di iniziare una storia da una parola a caso. l'idea era cercare uno dei mille racconti che ho lasciato incompleti, prenderlo e ripartire dall'ultima parola, per poi vedere cosa mi avrebbe suggerito l'ispirazione, senza che si ponesse in continuità con quanto già abbozzato.
è la dimostrazione che non ci va molto a scatenare la fantasia, basta davvero dare un abbozzo e poi il resto vien da sè, come il quattro dopo il due e il tre.
quando mi rendo conto di come abbia facilità a inventare strutture narrative, va inevitabilmente a finire che mi ripeto la stessa frase autocommiserativa: con un po' di costanza, nella vita sarei riuscito a scrivere un libro. non tanto per vederlo pubblicato, quanto per il gusto di esserci riusciti, così come finire una maratona.


lunedì 1 febbraio 2016

pensierino del giorno-01/02/2016

- presto! - gli disse, facendogli cenno con la mano di raggiungerla.
- Giulia, si può sapere dove mi stai portando? -
lei si girò, gli prese la mano e affrettò il passo.
- dai sbrigati, o ci muoviamo o chiude! -
- ma cosa chiude, in nome del cielo? -
- il ponte! eccolo! oh, è ancora lì! svelto, non c'è tempo da perdere! -
dinanzi a loro, in effetti, si scorgeva un ponticello di legno, ad arco, che permetteva di attraversare un placido ruscello il cui corso lambiva il prato, formando una dolce curva di cui non si vedeva però la fine. aveva l'aria di essere piuttosto recente, sembrava anzi che l'avessero costruito da pochi giorni. ma chi l'avrebbe fatto? e perchè? senza una targhetta, nulla, un minimo segnale di riconoscimento?
era perplesso da quel posto, non ricordava neanche bene come ci era finito; si rendeva conto che sua moglie era già a metà del ponte e continuava a tirarlo energicamente appresso a sé.
quando furono dall'altra parte lei si fermò, ansimò, riprese fiato e lo guardo finalmente serena.
- l'abbiamo passato troppo in fretta e non ho fatto in tempo a leggere l'orario di chiusura, mannaggia!- commentò con sprezzante sarcasmo.
per tutta risposta, la moglie si girò indietro, continuando a respirare profondamente per regolarizzare i battiti del proprio cuore. rimase in silenzio finchè anche lui non si voltò. il ponte era sparito, restava solo il ruscello e il prato da cui erano arrivati. fu assalito, senza un vero motivo, dalla sensazione di trovarsi su un'isola, anche se non aveva mai visto un'isola a pochi metri dalla terraferma.
- allora, - iniziò a spiegargli la moglie, rassettandosi i capelli dietro le orecchie e avviandosi lungo un sentiero che si addentrava in una macchia di alberi - ogni persona, nella sua vita, compie delle scelte. ne facciamo a centinaia ogni giorno e sono ovviamente in grado di influenzare il nostro destino, in un certo senso ne siamo continuamente artefici. ricordi il film sliding doors? una cosa simile, con la differenza che nella vita reale questo accade pressoché sempre. tuttavia, ci sono solo tre grandi momenti che sono in grado di mutare il seguito della nostra esistenza.
è una sorta di legge dell'universo, ognuno ha tre di questi momenti all'interno della propria vita -
si prese un attimo di tempo per riflettere su quelle parole, proseguendo al fianco della moglie, poi le chiese: - come se ci fossero decisioni minori, in grado solo di condizionare pochi minuti o pochi attimi, e decisioni che invece influenzano e modificano il corso di tutto quanto ci resta da vivere? -
- sì, direi che hai reso abbastanza bene l'idea - gli rispose - io ho questa mia personale triade, tu la tua e via discorrendo. anche i nostri figli, e può capitare, anzi capita sempre, che quelle di due o più persone s'intreccino -
- e mi stai spiegando questo perché...-
- perché questa è l'isola di quello che non abbiamo mai vissuto. la strada che abbiamo scartato, l'opzione che non ci è piaciuta. -
- vuoi dire i finali alternativi? quelli che avremmo voluto poter vedere al momento della scelta, per sapere quale direzione imboccare? -
- esatto, solo che tu non sai in anticipo se una scelta sarà destinata a cambiare la tua vita o meno, perchè, appunto, può darsi che tu subisca l'effetto della decisione di qualcun altro e quindi ne sia in qualche modo vittima. tu puoi esserti trovato a subire tale decisione per una scelta all'apparenza banale, alla quale non hai dato la minima importanza -
nel pronunciare l'ultima frase distolse il viso da lui con un gesto istintivo, come se volesse ricacciare indietro una lacrima. non gli sfuggì lo strano contegno della moglie, ma decise di non fare domande.
dopo qualche minuto trascorso in silenzio, lui riprese il discorso: - quindi non avrebbe senso fermarsi a vedere i possibili finali ogni volta, perchè finiremmo col non vivere -
- sì - gli rispose con un ritrovato sorriso. lo prese sotto braccio e uscì dal sentiero, imboccando una deviazione che saliva lungo il fianco della montagna. da dove fosse sbucata quella montagna, non riusciva a spiegarselo.
lei gli fece cenno di non parlare, e con passo leggero si avvicinò a due persone che confabulavano ai piedi di una parete rocciosa, sorseggiando vino da un fiasco che si passavano di mano in mano. furono proprio le loro mani a catturare la sua attenzione: spesse, con le vene in rilievo, callose, e soprattutto ricoperte di una polvere bianca, come se avessero finito d'impastare il pane.
stava per domandare spiegazioni, ma la moglie lo anticipò e gli intimò nuovamente il silenzio.
osservarono per alcuni minuti, poi lei si allontanò e lui la seguì.
- allora, cos'hai riconosciuto? - gli chiese.
- due signori, piuttosto in là con gli anni, che stavano seduti su dei sassi a tagliare fette spesse di salame e tracannare vino direttamente dalla bottiglia -
- nient'altro? -
- non che ricordi - e si affrettò ad aggiungere: - avrei dovuto?-
lei fece spallucce, senza interrompere il cammino. la strada degradava dolcemente e all'orizzonte s'intravedevano fila di case basse, con un tetto dalla forma singolare. si rese conto che anche la vegetazione stava cambiando, ma di nuovo non fece domande.
- i due signori - esordì la moglie - erano in una pausa dopo aver scalato sulla falesia. non hai notato l'attrezzatura che era poco distante? -
- sinceramente no, non riuscivo a concentrare la mia attenzione su niente, era come se non fossi in grado di mettere a fuoco la scena -
- quindi i loro volti non ti sono sembrati familiari? - lo incalzò
- decisamente no -
- hai prestato davvero poca attenzione. mi aspettavo che notassi la cicatrice sulla spalla del signore che tagliava il salame, era bella evidente grazie alla sua canottiera -
- come ti ho detto, io...-
ma lei lo interruppe, riprendendo il filo del suo discorso: - hai appena visto uno di quelli che tu hai definito 'finali alternativi'. ricordi cosa successe quando andasti in trasferta a verona l'ultima volta? -
questa volta fu lui a restare ammutolito, torvo sui propri ricordi, come se li volesse riportare a galla da un abisso in cui li aveva nascosti. scandendo bene le parole, iniziò a ricostruire: - eravamo euforici per la vittoria inaspettata, restammo dentro il settore a cantare per mezz'ora abbondante dopo il fischio finale. eravamo sbronzi marci, avevamo fatto entrare di nascosto non so più quante boccette di sambuca ed erano state finite tutte quante. uscendo dallo stadio ci sentivamo invincibili, gli scoppi che arrivavano dal lato della tribuna non ci preoccupavano perchè tutto sembrava militarizzato...appena entrammo nel parcheggio ci trovammo di fronte un drappello di veronesi che non so da dove minchia fosse sbucato. in pochi istanti si scatenò il finimondo, torce che volavano da una parte all'altra, botte da orbi, cinghiate, astate, gente per terra, poi una carica della celere mise al tappeto i pochi che erano rimasti in piedi; fu una strage di diffide, ne appiopparono a centinaia grazie alle telecamere nascoste. non si salvò nessuno -
- vero. ma tu non prendesti parte, e fu per questo che la passasti liscia. doveva essere la tua ultima trasferta, io ero già incinta di sei mesi. non capirai mai cosa provai quando la tv diede la notizia dei tafferugli, in più tu non rispondevi al telefono. un'angoscia infinita. ecco, l'anziano con la cicatrice sei tu, se ti fossi buttato nella rissa e fossi stato diffidato: avresti perso il lavoro e la sottoscritta. non chiedermi cos'avresti fatto dopo, questo lo ignoro, ma saresti finito da solo con un tuo amico a scalar montagne nel sud della spagna. senza una famiglia, a viver di lavoretti saltuari e sottopagati, ma poco t'importa, perchè ormai la tua vocazione è stare a contatto con la natura. in particolar modo, lontano dalla civiltà, lontano dal ricordo di me e della tua vita precedente -
- quello era il sud della spagna? -
- non hai riconosciuto nemmeno il paesaggio? -
- così su due piedi non l'ho collegato a niente, - tentò di spiegarsi - del resto non capisco niente di questo posto, dove siamo finiti? non c'è lo straccio di un cartello, non un'indicazione. sembra una città, ma non europea, guarda la gente. siamo in asia? -
- singapore -
questa volta capì.
molti anni prima, appena conclusa l'università, aveva fatto domanda per un tirocinio di alcuni mesi a singapore, e inizialmente era stato preso.
- poi cosa accadde? - chiese dolcemente la moglie prendendogli la mano e guidandolo su per le scale di un palazzo.
- stavo per firmare, ma proprio il giorno prima arrivò un'offerta da berlino, con un trattamento economico di gran lunga superiore. non ci pensai tanto, mandai al diavolo singapore e scelsi la germania -
- dove c'incontrammo. in coda al berghain, rimbalzati entrambi. e nonostante tu fossi vestito da donna, riuscisti a portarmi a letto. è stata l'unica volta in cui una donna è riuscita a sfilarmi le mutandine - e scoppiò a ridere.
lui annuì sorridendo, nascondendo goffamente un lieve rossore. alzò lo sguardo e si ritrovò nel mezzo di un appartamento, dove una famiglia numerosa stava mangiando al tavolo nella sala da pranzo.
- guardati - gli indicò la moglie - seduto a capotavola -
l'anziano signore aveva dei tratti simili a quello che affettava il salame, ma era più curato, rasato, con abiti di foggia migliore e un fisico meno allenato. alla sua destra sedeva una donnina asiatica con i capelli ormai grigi raccolti in una crocchia, il volto punteggiato dalle lentiggini che esprimeva un'aria ancora giovanile ed energica.
le altre sedie erano occupate dai loro figli, che dalla madre sembravano aver preso solo una lieve forma a mandorla negli occhi, e dalle rispettive mogli, che parevano essere state scelte in rappresentanza dell'umanità intera, tanto erano diverse tra loro per colore della pelle e tratti somatici.
poco oltre il tavolo, una nidiata di bambini giocava chiassosamente sui divani del salotto con i giocattoli appena ricevuti.
- perché siamo qui? voglio dire, chi se ne frega. non tornerei mai indietro, non rinuncerei mai a te in cambio di una famiglia come questa, per quanto possano sembrare felici e armoniosi -
- ci stiamo arrivando - gli rispose la moglie conducendolo giù per le scale del palazzo.
quando furono in strada, la città era nuovamente cambiata.
per la prima volta era in grado di orientarsi, si trovava a pochi passi da casa. ed era proprio lì che si stavano dirigendo, passando però dal giardino.
- non entriamo? - le chiese sospettoso.
- no, questa volta no - mormorò senza guardarlo negli occhi.
in cucina vide se stesso e la moglie, intenti a imbastire una cena romantica.
qualcosa iniziò a risvegliarsi nei suoi sensi, affannosamente cercò di spiare cosa stessero preparando.
l'arnese che stava tenendo in mano era una mezzaluna e sembrava sporca di verde, quindi con ogni probabilità stava affettando del prezzemolo. pesce?
una fitta più forte gli prese lo stomaco, ma cercò di non darlo a vedere.
la moglie dentro la casa era vestita con i tacchi, si muoveva sensuale come una pantera anche quando si trattava di portare il cibo in tavola, dove finalmente riuscì a vederlo meglio.
- cazzo Giulia ma siamo noi due che ceniamo stasera! - esclamò.
ora gli occhi di sua moglie non potevano più mentire, erano gonfi di lacrime.
una terza lancinante fitta lo piegò sulle ginocchia.
- questo non può essere un finale alternativo, è la nostra storia, cosa può averla modificata? -
- avevi fretta di tornare. volevi saltarmi addosso, mi mandavi messaggi osceni, ma io ero contenta, non vedevo l'ora che tu arrivassi, così ti provocavo con delle foto. credo che tu non l'abbia neanche visto arrivare, probabilmente stavi armeggiando col telefono -
- visto arrivare cosa? ho fatto un incidente? e allora cosa ci faccio qui, sano come un pesce? dovrei essere in ospedale o almeno -
- no - lo interruppe lei, quando sei arrivato in ospedale era troppo tardi, hanno fatto il possibile ma non ti hanno salvato.
- quindi io sto... -
- sì, amore mio. tu stai morendo - disse tra i singhiozzi, mentre la sua immagine diveniva sempre più sfocata.
- non ti sento più, toccami Giulia, ti prego, fa' qualcosa, sono sempre più lontano, Giulia cazzo che mi sta succedendo -
scorse le labbra della moglie che mormoravano qualcosa, ma non riuscì a comprenderne il significato, perchè il buio inghiottì tutto.